#dallanostraposta
Leggo di storie di uomini che mentono, che alla sera tornano regolarmente dalle famiglie che non lasciano mai. Ecco, alle volte lo fanno e non è detto che sia un bene.
Avevo 43 anni, quasi 3 anni fa, lui 49. Ero bella, indipendente, con un buon lavoro. E stavo bene da sola. Lui due figli da elementari, una moglie scheletrica e un’amante che lo aveva appena mollato. Quanto al suo matrimonio, lo descriveva cosi: io vengo dopo il gatto, ho cercato consolazione fuori, sapendo che prima o poi avrei trovato quella per cui andarmene. E quella sono stata io. Mi sono ritrovata con lui dentro casa, nel mezzo di un inizio di separazione (dopo 3 anni non ancora firmata). Ma allora ero innamorata, non volevo essere solo un amante. Accade che vengo licenziata, entro nel tunnel di avvocati, guerre di nervi e inizio a stare emotivamente a pezzi. Decidiamo di buttare il cuore oltre l’ostacolo e prendiamo insieme una casa più grande, dove potessero venire anche i suoi figli. Da quel trasloco in poi inizia l’inferno.
Resto incinta, ovviamente non posso tenerlo. Il giorno prima di andare ad abortire mi lascia sola perchè deve portare i figli in montagna, del resto “lo aveva promesso, non posso deluderli”. Inizio a perdere sangue, lo avviso, torna a tarda notte. Insomma, quello che per me, per chi sono io, sarebbe già stato un dramma è diventato ancora peggio. Finisco con l’abortire nel water di casa, con lui seduto sul divano col telefono in mano. Arrivano mesi di buio per me, da sola, chiusa dentro quella casa a sopportare tutto quel dolore, fisico per le conseguenze postume e di cuore. Lo supplicavo di fare qualcosa insieme, di aiutarmi ad uscire da quella casa, ma non c’era (spoiler ad oggi non c’è stata) occasione per farlo. Voleva i suoi spazi con gli amici, lo sport, i figli, vacanze, settimane bianche. Altre donne. Ne ho saputo di due. Ho continuato ad elemosinare amore, i colloqui andavano male, ho continuato a stare chiusa dentro questa casa a pulire, cucinare, aprire le gambe ogni tanto.
Oggi non so se sto meglio, mi guardo allo specchio e non mi riconosco più. Può essere amore sentirsi abbandonata quando si ha bisogno di aiuto, può essere amore tornare dopo essere state con altre, può essere amore se non capisce che stai male se passi le tue giornate sul letto e ti alzi solo per pulire e cucinare, può essere amore se alla fine sei un’amante anche tu, non degna di conoscere i figli, la famiglia, gli amici?
Ecco, io non lo so e non me lo chiedo nemmeno più. Mi odio per come mi sono ridotta. Vorrei solo trovare presto un lavoro e riprendermi la mia vita sperando torni come era prima.
Lasciateli alle mogli.