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L’altra per due anni. Poi il risveglio.

Premessa
Ci sono storie che non iniziano con un tradimento scoperto in fretta, con un messaggio trovato per caso o con una bugia grossolana che si smonta da sola. Ci sono storie molto più subdole, costruite bene, recitate meglio, dove chi mente sa esattamente come muoversi, cosa dire, quanto dare e soprattutto quanto nascondere. E quando in mezzo ci sono figli, abitudini, presenza costante e quella sensazione falsa ma potentissima di essere “casa” per qualcuno, uscire diventa infinitamente più difficile di quanto chi guarda da fuori possa immaginare.

Questa è una storia che parla di inganno, sì, ma anche di dipendenza affettiva, di logoramento lento, di lucidità che arriva solo dopo aver toccato il fondo. E parla pure di una cosa che qui andrebbe ricordata più spesso: certe persone non scelgono donne deboli. Scelgono donne generose, empatiche, capaci di dare tanto. Perché è proprio da lì che prendono ciò che serve a tenersi in piedi.

Poi però arriva un momento in cui la maschera cade. Non sempre con rumore. A volte cade e basta, e improvvisamente davanti non hai più l’uomo che credevi di amare ma solo il vuoto che si era appoggiato a te per reggersi. È lì che inizia il dolore vero, ma anche la possibilità di ricostruirti sul serio. Non più attorno a lui, non più contro di lui. A partire da te.

#Dallanostraposta

Due anni di relazione e alla fine vengo a scoprire di essere “l’altra”. E sì, per 2 anni non mi sono accorta di nulla perché, alla nostra età (40 io 53 lui) le vite possono essere complicate, frenetiche, figli, impegni e lavori che portano spesso fuori città. E se il lui in questione ha fondato la sua intera esistenza sull’ambiguità relazionale, non lascia nulla al caso e il suo mestiere lo sa fare egregiamente. Questo ci tengo a specificarlo prima che, come al solito, si punti il dito sull’ingenuità dell’altra persona (in questo caso mia). Quando vengo a scoprire tutto, per un altro anno non riesco a staccarmi, finisco nell’ennesimo vortice di bugie, di tira e molla, di come farebbe senza di me che sono il suo porto sicuro, il fondamento della sua intera esistenza. La verità è che ormai il danno fatto era enorme, un legame profondo con i figli, suoi e miei, un attaccamento disfunzionale, il mio, che mi faceva sentire male alla sola idea di perderlo. Fino a quando arriva il momento in cui il teatrino finalmente cade e trascina dietro la sua maschera. Una delle tante perché si sa che, queste persone, hanno maschere per tutti e tutto. È in quel preciso momento che ci si risveglia e la lucidità prende il sopravvento mostrando chi è la persona che si ha avuto accanto per anni. Sono persone dall’equilibrio interiore molto fragile che non sono niente senza qualcuno da cui trarre linfa vitale. Che ti svuotano e ti logorano piano piano, subdolamente giorno dopo giorno. Persone che sembrano non provare reale rimorso per il dolore che causano, semplicemente prendono tutto ciò che vogliono e che gli serve come fossimo pedine sulla scacchiera. Ho dovuto toccare il fondo per poter lentamente cominciare a risalire con molta più forza di prima perché, l’altro mito da sfatare, è che queste persone non scelgono prede deboli, anzi! Empatiche, quello sì ed è proprio lì che si agganciano abilmente, ma mai deboli. È proprio questa forza e questa capacità di “dare” che li attrae, perché è quello di cui hanno bisogno per riempire il loro vuoto. Ho ripreso a fare terapia perché è l’unico modo possibile per uscire da storie come questa e far sì che non ricapiti più, perché va bene la sfortuna di un incontro simile, ma è pur vero che noi gli abbiamo prestato il fianco. Quello che rimane ancora è la sete di giustizia, ben diversa dalla vendetta. Il voler vedere l’altro soffrire almeno un decimo della sofferenza che ha causato e invece sembra sempre cascare in piedi. L’omino del subbuteo che, nonostante le “schicchere”, resta sempre in piedi. Ma la verità è che questi danno l’impressione di non vivere il dolore come lo viviamo noi. Solo il crollo della loro misera facciata li scalfisce un pò, ma poi sono pronti a indossare la nuova maschera e ripartire verso nuove persone. E a noi cosa rimane? All’inizio solo cocci e ossa rotte, ma poi ci si presenta un’opportunità impagabile, quella di lavorare su noi stesse e imparare da questo dolore. Loro continueranno a vivere dentro i loro stessi schemi, incapaci di essere nulla senza qualcuno da cui attingere

(Il testo è stato adattato, ove necessario, per rispettare le linee guida delle piattaforme social)

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